A Firenze sorge una delle più importanti istituzioni culturali dell'epoca, l'Accademia platonica, che annovera tra i suoi membri personalità di primo piano.
Il termine "Umanesimo" è usato per la rima volta nell'Ottocento e allude a due concetti strettamente intrecciati tra loro:
-in primo luogo designa la centralità che viene ad assumere in questo periodo la riflessione sull'uomo, considerato signore incontrastato della propria vita, ormai disancorata dalla tutela ecclesiastica e religiosa;
-in secondo luogo indica il nuovo indirizzo degli studi, che ora si orienta verso le humanae litterae e non più verso la "scienza divina" (la teologia).
L'interesse filosofico segna una netta differenza del nuovo approccio umanistico rispetto a quello del chierico medievale, al quanto non interessava il recupero del documento nella sua veste originaria quanto l'utilizzo del suo contenuto allo scopo di trovare una conferma alla propria dottrina o fede.
Gli umanisti mirano a ripristinare il testo nella sua forma originale, attraverso il puntiglioso confronto delle diverse redazioni esistenti e l'intelligente interpretazione del pensiero degli autori antichi, alla ricerca di ciò che avevano veramente detto Platone e Aristotele, Virgilio e Cicerone.
Con l'Umanesimo la filosofia diventa una scienza vera e propria accurata e precisa, e grazie ad essa si diffonde in Europa la conoscenza delle lingue greca e latina.
Il latino diventa la lingua officiale della nuovo Europa.
La diffusione del latino come lingua della comunicazione filosofica e letteraria deve essere apprezzata in quanto viene a costruire un formidabile mezzo per la circolazione delle nuove idee umanistiche e scientifiche tra i dotti europei.
La lingua latina cederà poi il passo alle lingue volgari, che rappresentano un momento di allargamento della cultura ai ceti borghesi e mercantili.
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