giovedì 23 maggio 2019

Kant: la critica della ragion pura

Kant è uno dei massimi esponenti del pensiero occidentale, a cui hanno dato un'impronta nuova segnando una vera e propria svolta nel panorama filosofico moderno. Nelle sue opere l'autore esamina le condizioni che rendono possibile la conoscenza, l'agire etico-politico e l'esperienza estetica.

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Critica della ragion pura

Secondo Kant l'uomo può conoscere in modo obiettivo soltanto ciò che concerne l'esperienza fenomenica, cioè tutto quello che rientra nella sfera della sensibilità.


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Indagine sulla ragione

Si tratta di una questione che il filosofo affronta nella prima delle sue critiche, in cui indaga a fondo il rapporto tra la conoscenza sensibile e quella razionale.
Il filosofo intuisce un processo della ragione per vagliare le fonti da cui possiamo validamente attingere le nostre conoscenze e stabilirne al tempo stesso i limiti.


Kant osserva che la scienza produce conoscenze affidabili in quanto si basa su giudizi sintetici a priori.
Questo implica che nell'atto conoscitivo intervengano due aspetti: un contenuto empirico sintetico, costituito dalle impressioni sensibili derivanti dall'esperienza, e delle forme a priori, cioè la modalità con cui la mente umana ordina e unifica tale espressioni.
Secondo il filosofo ora è la realtà che nell'atto conoscitivo si deve adeguare alle facoltà umane attraverso cui è percepita e ordinata (rivoluzione copernicana).


Forme della conoscenza

Kant analizza le due forme di conoscenza valide, quella sensibile e quella intellettiva rispettivamente nelle due parti della Critica della ragion pura intitolate Estetica trascendentale e Analitica trascendentale.
Le forme a priori della sensibilità vengono individuate nello spazio e nel tempo.
➥Lo spazio è una rappresentazione a priori che sta a fondamento di tutte le intuizioni delle cose esterne.
➥Il tempo è un'intuizione pura che sta alla base della percezione dei nostri stati interiori.
La sensibilità costituisce il primo gradino della conoscenza, ma per ottenere la conoscenza autentica dobbiamo spingerci oltre, per indagare una facoltà superiore: il pensiero.
Il pensiero si articola a sua volta in intelletto e ragione. E' grazie alla attività "sintetica" dell'intelletto che gli oggetti da noi intuiti sulla base della sensibilità vengono unificati attraverso i concetti puri o categorie.


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L'Io penso

Il filosofo ricorre all'io penso, la suprema funzione sintetizzatrice alla base di tutta la conoscenza per giustificare la legittimità dell'applicazione delle categorie dell'intelletto ai dati della esperienza ➥ problema della deduzione trascendentale. Senza di esso l'uomo avrebbe rappresentazioni confuse e disperse, e inoltre non potrebbe riferirle a se stesso.

Fenomeno o noùmeno

La realtà in cui l'io penso è legislatore, tuttavia, è unicamente la realtà fenomenica, ossia la realtà che appare all'uomo attraverso le facoltà come la sensibilità e intelletto e chi costituisce l'orizzonte  entro cui può ottenere la vera conoscenza.
Il noùmeno (ciò che è pensabile) invece è la dimensione delle cose in sé per Kant  pensabile ma non conoscibile.





David Hume



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David Hume è un filosofo scozzese nato a Edimburgo il 26 aprile 1711. Il suo pensiero giunge a esiti scettici dell'empirismo, affermando che la conoscenza umana- fondata su abitudini e credenze soggettive- non può giungere il grado della probabilità.

La fonte di ogni sapere

David Hume afferma che tutta la nostra conoscenza si basa sulle impressioni, percezioni vive e forti, e idee , immagini illanguidite delle impressioni, che il nostro intelletto percepisce nella memoria e nell'immaginazione. ➥Quest'ultima non è libera, in quanto è regolata dal processo di associazione che agisce su tre criteri: somiglianza, contiguità e casualità. La nostra mente è portata grazie a questo processo ad associare le idee che si presentano simili, contigue o legate da un nesso causa-effetto.

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Le idee che ne derivano sono idee complesse e in esse consiste tutto il nostro sapere.


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Le certezze nel mondo 



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Hume ritiene che nel caso dell'algebra e della aritmetica, che riguardano relazioni tra le idee, si raggiungano verità assolutamente certe perché costruite a priori e per quanto riguarda le conoscenze empiriche, che riguardano i dati di fatto, dobbiamo ritenerle soltanto probabili. 

Il concetto di causa, l'abitudine come credenza, l'idea di sostanza

A partire da tali argomentazioni Hume procede a criticare il concetto di causa. Secondo lui la casualità non ha un valore oggettivo ma è frutto della nostra abitudine a collegare un fenomeno A a un fenomeno B. 
In realtà l'esperienza attesta solo la contiguità e la successione di tali eventi ma non la necessità del loro legame casuale. Quest'ultimo è dunque da attribuire a un'attitudine soggettiva, ovvero l'abitudine. Da essa deriva poi la credenza , cioè la tendenza a considerare esistenti determinate realtà, ad esempio la sostanza materiale e la sostanza materiale. 
Anche per l'idea di sostanza si può osservare quanto rilevato a proposito dell'idea di causa: essa è arbitraria e priva di valore assoluto perché risiede nell'inclinazione del soggetto a unificare le varie impressioni che si presentano regolarmente connesse nell'esperienza riferendole a un ipotetico fondamento sostanziale. 



Prospettiva etica di Hume

Per ciò che riguarda la dimensione etica, Hume è convinto che non esistano valori assoluti cui fare riferimento e che la morale debba poggiare sul criterio empirico dell'utilità sociale. 
Secondo la legge di Hume non è possibile dedurre il piano del dover essere, cioè delle prescrizioni , da quello dell'essere, cioè dal piano descrittivo dell'esperienza contingente, in cui  si può valutare l'utilità di determinati comportamenti .

Hume inoltre ammette l'esistenza di un senso morale comune a tutti gli uomini che garantisce la possibilità di individuare principi etici condivisibili.




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mercoledì 3 aprile 2019

John Locke

Secondo Locke ogni nostra conoscenza deriva dalla esperienza. Si tratta di una tesi fondamentale da cui il filosofo muove per circoscrivere l'ambito entro cui gli uomini possono legittimamente applicare i propri strumenti conoscitivi.

John Locke è il padre dell'empirismo italiano moderno. La sua opera più impegnativa, il Saggio sull'intelletto umano, segna un' inversione di rotta rispetto alla filosofia razionalista perché propone un'indagine critica delle facoltà conoscitive con l'obiettivo di stabilirne possibilità e sopratutto limiti. 


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Locke e l'immagine critica delle facoltà conoscitive

Gli esiti della indagine di Locke portano alla constatazione che, essendo l'intelligenza limitata all'esperienza, all'essere umano non è consentono fare arbitrare costruzioni e concettuali che la oltrepassano. Il percorso compiuto  da Locke per giungere a tale conclusione parte dalla critica delle idee innate ammesse dai filosofi razionalisti.
Locke afferma che nella mente non ci siano idee innate; ciò è dimostrato dal fatto che il bambino e gli idioti non le possiedono. Non resta riconoscere che tutte le nostre idee provengono dalla esperienza; in particolare, dall'esperienza esterna derivano le idee di sensazione, dall'esperienza interna derivano le idee di riflessione. Sensazione e riflessione sono le uniche fonti della conoscenza.
Locke poi passa a trattare la distinzione tra le idee semplici e idee complesse. Le idee semplici sono le uniche che l'esperienza ci fornisce. 
Sono idee semplici quelle di "dolce", "amaro", "caldo", "freddo".. Esse sono ricevute passivamente dall'intelletto.
Le idee complesse sono prodotte dall'attività del nostro intelletto che riunisce, collega e confronta le idee semplici. Le idee complesse sono "padre" "fratello" "amicizia", "gratitudine" ecc.
Delle idee semplici possiamo avere certezza, non così nel caso di quelle complesse.
Ad esempio, l'idea di sostanza, che deriva dalla combinazione di una serie contigua di idee semplici, è costruzione arbitraria della mente. Sia le sostanze corporee sia  quelle spirituali non sono conoscibili: esse infatti derivano dalla nostra tendenza a unificare le sensazioni a dar loro un fondamento. Dal complesso dell'opera lockiana si desume pertanto una nuova immagine della ragione non più assoluta e autoevidente, ma dotata di poteri finiti e illimitati.


La concezione di Stato e l'affermazione della tolleranza

Secondo Locke, il potere politico si fonda sul consenso dei cittadini, da cui deriva il contratto sociale alla base della formazione delle società civile e dello Stato. A differenza di Hobbes, Locke riconosce che il contratto deve essere stipulato tra cittadini e sovrano, il quale ha il compito di tutelare i diritti fondamentali e inviolabili di ciascun di essi. 
Tale diritti naturali esistono già nello stato di natura, che Locke non considera come condizione di guerra di tutti contro tutti bensì come una dimensione in cui gli uomini sono illuminati da una legge naturale di carattere razionale, che li porta a godere del diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà. E' per evitare abusi e degenerazioni che gli uomini decidono di costruire la società civile stipulare il contratto sociale, il quale implica due patti: con il patto di unione gli individui si riuniscono in società; con il patto di sottomissione, gli individui si assoggettano a un governo sovrano, che ha come suo obiettivo primario la salvaguardia dei diritti naturali dei singoli.
Per quanto riguarda le prerogative del potere politico, Locke le chiarisce in una sua opera La lettera sulla tolleranza, sottolineando la necessità della distinzione tra sfera religiosa e sfera politica, riconoscendo piena libertà di culto a tutte le religioni ed auspicando il divieto dello Satto di imporre con la forza una fede particolare. Al potere politico infatti non compete "la cura delle anime", ma l'elaborazione delle leggi e il compito di farle osservare.











mercoledì 20 febbraio 2019

Hobbes



Thomas Hobbes nasce a Westport in Inghilterra il 5 aprile 1588.

Hobbes è una delle personalità più singolari del pensiero moderno e una figura ancora oggi più significativa per la radicalità delle posizioni teoriche.


La prospettiva materialistica
Hobbes elabora una visione materialistica dell’universo e dell’uomo, in base ai quali i corpi sono l’unica realtà è il movimento l’unico principio di spiegazione dei fenomeni naturali. Da questi due fattori derivano le immagini delle cose a cui sono attribuiti i nomi che vengono connessi nei ragionamenti.

L’intelletto per Hobbes ha in funzione computazionale-> appunto collega i nomi attribuiti convenzionalmente alle immagini delle cose grazie al linguaggio, il quale a sua volta svolge il duplice compito di memorizzazione e di comunicazione.

Nella prospettiva materialistica hobbesiana anche i concetti di bene e di male sono riconducibili alla corporeità, identificandosi rispettivamente con ciò che favorisce o danneggia la conservazione fisica dell’uomo.



La teoria dell’assolutismo
Le condizioni del benessere della società risiedono per Hobbes nella costituzione di potere assoluto in grado di regolare e disciplinare gli istinti negativi degli uomini, per natura caratterizzati da tendenze aggressive ed egoistiche.
Hobbes individua alcuni istinti fondamentali, come quello all’autoconservazione, che spinge gli esseri umani ad agire sempre in vista del proprio utile, anche a discapito degli altri.

Nell’ipotetico stato di natura regna la guerra tutti contro tutti: una situazione di massima libertà ma anche estrema precarietà e insicurezza, in cui è messa a repentaglio la vita degli individui e ognuno ha un diritto illimitato sulle cose e non esita a usare la violenza per ottenerle o difenderle.
L’unica soluzione per uscire da questa miseria è seguire la via della ragione che prescrive alcune leggi naturali. Secondo tali indicazioni gli uomini sacrificano i propri diritti naturali e costituiscono una società politica e civile. A tal fine devono stabilire un patto di unione e un patto di sottomissione.
Lo Stato chiamato anche Leviatano che ne deriva ha un potere assoluto ma anche dei limiti.




martedì 19 febbraio 2019

Cartesio

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Cartesio è nato nel 1596 a La Haye nella Touranie (Francia) e frequenta il celebre collegio dei gesuiti di La Flèche. 

E' un pensatore dalla massima importanza, da molti considerato "il padre della filosofia moderna" per aver messo in discussione il sapere tradizionale, aver spostato il fulcro della ricerca filosofica sul oggetto e sulla sua razionalità e infine di aver scoperto le reali possibilità della ragione umana.

Tra le opere principali di Cartesio ricordiamo le Regole per la giuda dell'intelligenza, il Discorso sul metodo, Diottrica Meteore e Geometria, le Meditazioni sulla filosofia prima, i Principi di Filosofia e Le passioni dell'anima.

Dal dubbio metodico all'intuizione del cogito

La ricerca di Cartesio è basata su un'unica domanda ovvero: "Esiste una certezza indubitabile su cui fondare la conoscenza?".

Per rispondere a questa domanda il filosofo inizia a interrogarsi sul procedimento della conoscenza , rilevando che molto spesso gli uomini incorrono in degli errori per la mancanza di un metodo efficace che li faccia arrivare alla verità. 

Per questo elabora delle leggi che devono orientare l'indagine scientifica:
➥la regola dell'evidenzia- prescrive di accogliere come vero soltanto ciò che è veramente tale;
➥la regola dell'analisi- prescrive di dividere ogni problema nelle sue parti elementari;
➥la regola della sintesi- prescrive di procedere nella conoscenza con ordine, passando dagli oggetti più semplici a quelli più complessi;
➥la regola dell'enumerazione- prescrive di fare sempre  enumerazioni complete e revisioni generali, così da essere sicuri di non omettere nulla.

Il metodo quindi secondo Cartesio è uno strumento essenziale per avanzare speditamente nell'indagine scientifica ma non garantisce la certezza delle nostre conoscenze.
L'autore quindi decide di dubitare su tutto quello che non offre la garanzia dell'evidenzia e mette in dubbio perfino la sua esistenza. Propone l'ipotesi del genio maligno che ci trae in inganno e con quest'ultima il dubbio si estende, diventando dubbio iperbolico, cioè radicale e universale. Esso tuttavia si presenta come un dubbio metodico poiché viene operato come mezzo per raggiungere la verità.
Cartesio trova che proprio il fatto di dubitare di tutto, lo rende una verità inconfutabile: cogito, ergo, sum.

Dio come garante dell'"evidenza"

Dopo la scoperta del cogito, cioè della certezza che esistiamo come pensiero, Cartesio si accinge a valutare le idee, che si distinguono in fattizie, avventizie e innate: tra quest'ultime c'è l'idea di Dio come essere onnipotente e perfetto. Poiché tale idea non può ne derivare da noi, ne dal mondo esterno, si deve concludere che deriva da Dio stesso.

L'esistenza di Dio è anche attestata dalla prova ontologica, secondo cui il concetto dell'essere perfetto include necessariamente l'esistenza.

Il dualismo cartesiano

Il sistema cartesiano è dominato da un profondo dualismo, che contrappone la rex extensas (la materia) alla rex cogitas (il pensiero).
Nell'uomo tale dualismo si esprime nella separazione tra anima, intesa come il complesso delle attività intellettuali coscienti, e il corpo, concepito come una macchina le cui attività sono frutto di leggi meccaniche.








martedì 6 novembre 2018

Giordano Bruno

Giordano Bruno nasce a Nola nel 1548. Lui è testimone di amore per la natura che rappresenta il sentimento universale del Rinascimento.

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Giodano Bruno afferma che l'universo è uno spazio infinito, costituito da infiniti mondi. Tale concezione si fonda sull'assunto che l'universo abbia una causa e un principio primo infinito, la mente sopra di tutto (mens super omnia) che si identifica con Dio stesso, da questo non può che derivare un effetto infinito, cioè un cosmo che abbia le caratteristiche dell'infinità.

Ha una visione panteista in cui Dio coincide con la natura nella sua totalità e creatività senza limite.➦ L'universo è concepito come un grande essere animato e infinito, di tutti gli enti, compresi gli uomini, non solo che singole manifestazioni. In tutto esso è al centro e periferia al tempo spesso e ogni stella può essere un sole al centro di altri universi.

L'uomo in quanto partecipe dell'ordine dell'universo, può impadronirsi delle sue leggi e conquistarne i segreti.

Giordano Bruno celebra inoltre la tecnica e lo spirito d'iniziativa dell'uomo. A questo proposito, il filosofo individua la differenza specifica dell'uomo rispetto agli animali nel possesso del'intelletto e della mano. 
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Quest'ultima rappresenta per Bruno uno strumento che consente di ottenere una conoscenza piena infatti secondo lui la capacità pratica e quella intellettiva non sono in contraddizione l'una con l'altra, ma risultano entrambe fondamentali per la comprensione e la trasformazione delle cose in vista del progresso tecnico e scientifico.



lunedì 5 novembre 2018

Bacone

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Francesco Bacone nasce a Londra nel 1561.

Secondo Bacone la scienza non ha soltanto carattere conoscitivo ma anche e sopratutto pratico: essa può contribuire a creare migliori condizioni di vita per gli uomini.

La critica di Bacone si rivolge contro i seguaci di Aristotele, accusati di scarso vigore teorico e di dipendenza nei confronti di una visione ormai superata. In particolare Bacone ritiene che occorra liberare la conoscenza da quattro gravi pregiudizi (ìdola):

1. idoli della tribù, che appartengono all'intero genere umano in quanto dipendono da vere e proprie disposizioni naturali;

2. idoli della spelonca, ossia i pregiudizi che derivavano dall'educazione, dalla famiglia, dal carattere personale;

3. idola della piazza, prodotti dal linguaggio e dal uso ambiguo e impreciso;

4.idola del teatro, cioè i pregiudizi che derivano dalle diverse dottrine filosofiche.

Bacone afferma innanzitutto che l'uomo deve avere come suo compito precipuo quello di interpretare la natura e le leggi. A tal fine, egli identifica il metodo più opportuno nell'induzione.

Bacone invita a utilizzare delle "tavole", cui consistono nel predisporre, ordinare e catalogare il materiale empirico.

1. tavole della presenza;

2. tavole dell'assenza;

3. tavole delle comparazioni.


Nella sua opera, la Nuova Atlantide, Bacone delinea una società utopica, cui gli scienziati detengono il potere politico e promuovono il benessere dei cittadini, operando in piena e perfetta collaborazione con l'unico intento di fare scoperte utili per l'umanità.
Quella tratteggiata da Bacone nella sua utopia è una società giusta e pacifica perché, grazie all'impiego della scienza e della tecnica, ha sconfitto la superstizione, l'ignoranza, la violenza e l'oscurantismo. 


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Galilei

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Galileo Galilei nasce a Pisa nel febbraio del 1564 ed è uno dei protagonisti indiscussi della rivoluzione scientifica.

Il metodo scientifico di Galilei è caratterizzato da due elementi fondamentali

1-l'osservazione rigorosa dei fenomeni naturali 

Il filosofo parla in questo caso di sensate esperienze, ossia di esperienze compiute mediante i sensi, che rappresentano il momento induttivo della scienza;

2-l'uso delle ipotesi e del calcolo matematico

Il filosofo qui identifica con le <<necessarie dimostrazioni>>, si tratta delle ipotesi elaborate mediante un procedimento di deduzione logico-matematico, che hanno compito di prospettare in maniera teorica la soluzione dei problemi fisici, riuscendo a spingere l'indagine oltre il terreno dei fenomeni osservabili.

Un ulteriore momento del metodo scientifico è costituito del cimento, cioè la verifica sperimentale delle intuizioni delle ipotesi.

Il metodo galileiano si basa su un presupposto teorico di fondo: la struttura matematica del cosmo. Da questa visione consegue l'idea che occorre spogliare lo studio della natura di ogni considerazione di carattere qualitativo e soggettivo (le qualità soggettive), per cogliere soltanto i rapporti quantitativi (le qualità oggettive).

Alla base del nuovo metodo galileano c'è una serrata critica al "principio di autorità", ossia all'abitudine di richiamarsi all'autorità della Chiesa e della tradizione.

Il sapere tradizionale è accusato da Galileo di "essenzialismo" e "finalismo":

essenzialismo perché ricerca senza dei fenomeni naturali
finalismo perché considera le parti che compongono la natura fisica come orientate all'utilità dell'uomo.

Secondo Galileo tra ragione e rivelazione non c'è conflitto, ma separazione di competenze, in quanto esse riguardano due ambiti differenti, con due linguaggi diverse, anche se riconducibili all'unico disegno del creato.











Montaigne


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Nel pensiero di Montaigne si delinea la nuova immagine dell'uomo. La sua riflessone si caratterizza per una disincantata consapevolezza della fragilità della condizione umana e per una ricerca di una terapia in grado di curare la "malattia" dell'individuo.

Nella sua indagine Montaigne si rilaccia al mondo classico, rivelandosi, uno fra gli eredi più illustri del Rinascimento europeo.

Montaigne è autore di una grande opera di carattere autobiografico, I Saggi in cui dipende se stesso assumendo a oggetto e materia del libro la propria anima.


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Il pensiero di Montaigne può essere diviso in: critica all'antropocentrismo, posizione relativista, scetticismo, epicureismo e il rapporto che l'uomo ha con la morte.

Secondo Montaigne la malattia dell'uomo moderno è determinata dalla presunzione che egli possiede, benché si tratti di un essere incentro e dubbioso, volubile e incostante: una creatura fragile e piana di difetti, che soltanto uno stolto potrebbe ritenere il centro del cosmo e il fine dell'universo (critica all'antropocentrismo).

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Da tutte queste considerazioni discende una posizione di relativismo anche culturale, secondo la quale tutte le civiltà sono uguali e di pari valore. 
In un'epoca in cui l'Europa, attraverso le scoperte geografiche, viene a contatto con le popolazioni dell'America, dai più ritenute selvagge, Montaigne mette in guardia gli europei contro i pregiudizi, inaugurando il mito del "buon selvaggio, secondo quali le popolazioni cosiddette "barbare" sono in realtà più genuine e positive di quelle "civilizzate".

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Dallo studio attento della storia e degli uomini Montaigne ricava una lezione fondamentale, riconducibile a un moderato e umile scetticismo. Come non esiste una civiltà superiore alle altre, così è vano affannarsi nel dimostrare che un'idea sia migliore di un'altra: la conoscenza è frutto di abitudine e non esistono criteri verità in assoluti.

Anche per quanto riguarda la morale, Montaigne sostiene una posizione moderata, che rifugge da ogni estremismo e lo avvicina all'epicureismo diffuso nella cultura a lui contemporanea. Montaigne sostiene che il piacere va sì ricercato, ma senza eccessi, senza oltrepassare la giusta misura, per non incorrere in conseguenze dannose.

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Egli poi riprende dai suoi autori preferiti (Plutarco, Seneca e Cicerone) l'idea secondo cui l'uomo non deve temere la morte.
A tal fine sostiene che è bene prepararsi per tempo a questo evento ineludibile, educando l'animo e acquistando così quella salute spirituale che consiste nell'equilibrio interiore e in una serena accettazione della condizione umana.








domenica 21 ottobre 2018

Campanella

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Il pensiero di Telesio si ispira a Tommaso Campanella.

Campanella nasce a Stilo in Calabria, nel 1568 e muore a Parigi nel 1639.

Tommaso Campanella era un frate domenicano che accusato di eresia per l'adesione al naturalismo e al sensismo del filosofo cosentino, fu processato dall'Inquisizione e trascorse in carcere molti anni della sua tormentata esistenza.

L'aspetto della sua filosofia che bisogna sottolineare è la rivalutazione culturale e pedagogica della natura, tipica dell'età umanistico-rinascimentale. 

Campanella rigetta la cultura libresca e dichiara di aver appreso più cose dall'osservazione di un filo d'erba o di una formica che dai libri.

Egli interpreta la fisica di Telesio, alla luce di suggestioni tratte dalla magia e dalla metafisica, che lo portano a sostenere l'universale animazione di tutte le cose del mondo. Queste,al pari degli animali e degli uomini, sono dotate di sensibilità.

L'esperienza sensibile è per il filosofo calabrese il fulcro dell'attività conoscitiva: a differenza della ragione, infatti, i sensi non hanno bisogno di prove e garantiscono una conoscenza certa.

Il fondamento ultimo della natura intesa come totalità organica è Dio, che crea e governa il mondo attraverso tre principi fondamentali dell'essere:
  • la potenza che rende ogni cosa necessariamente come dev'essere;
  • la sapienza, da cui deriva l'armonia che regge il mondo;
  • l'amore, che indirizza ogni cosa verso il suo fine supremo.



L'opera più nota di Campanella è La città del sole, un testo appartenente al genere letterario dell'"utopia", sviluppatosi sulle orme di un'antica tradizionale risalente alla Repubblica platonica, dove si delineavano le caratteristiche di uno Stato perfetto.

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In questo testo Campanella propone un modello ideale della società, che egli, tra l'altro, si alluse di poter realizzare concretamente.

➤L'opera si svolge come un dialogo tra un nobile e un navigatore genovese: quest'ultimo racconta la storia di una città che ha potuto visitare in un'isola equatoriale, città in cui la famiglia è abolita, la proprietà privata e la schiavitù aborrite, il lavoro considerato un grande valore che nobiltà l'uomo.

Egli inoltre riserva una grande attenzione alla formazione dei ragazzi, sottolineando non solo la necessità di un'istruzione basata sull'osservazione diretta delle cose, ma anche il bisogno di sradicare dal mondo l'ignoranza, fonte di tutti i mali.




















lunedì 15 ottobre 2018

Telesio

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Un aspetto importante della civiltà rinascimentale è il nuovo modo di guardare la natura, comincia a essere esplorata con gli occhi dello scienziato, che osserva, analizza avanza ipotesi e spiegazioni.

Tale concezione è presente in un'opera del pensatore calabrese Bernadino Telesio, intitolata La natura secondo i propri principi.


➧Bernadino Telesio nasce nel 1509 a Cosenza, dove compie la sua prima formazione. Prosegue i suoi studi a Milano, Roma e infine Padova, dove sviluppa le sue teorie naturalistiche che attingono alla fisica dei filosofi presocratici. A Cosenza riorganizza l'Accademia cosentina a scopo di diffondere la cultura.


Telesio nell'opera afferma che l'uomo non deve imporre schemi a priori sulla natura ma deve scoprire le leggi specifiche che ne regolano la vita e sono sconosciute ai più.

Queste leggi sono per Telesio due forze contrastanti, il caldo e il freddo, le quali si applicano sulla materia intesa come sostrato fisico inerte.


Come aveva già pensato Aristotele, per Telesio le forze (i principi agenti),e la materia (la massa corporea), non possono essere mai separate. 

La sostanza che è l'unione tra massa e materia, ha carattere dinamico, consistendo in una storia incessante di generazione, trasformazione e rigenerazione.


Telesio critica i filosofi e gli scenziati per non aver osservato e compreso appieno la natura e di aver proiettato su di essa caratteristiche e proprietà che esistevano solo nella loro immaginazione.




Rinascimento

Il termine "Rinascimento" è connotato nel Cinquecento e indica quel complesso periodo in cui si assiste a un profondo rinnovamento in tutti i campi.



Si tratta di una fase in cui si manifesta negativa considerazione del Medioevo, bollato come un'età di transizione, priva di vero valore culturale.



Gli intellettuali dell'epoca si riallacciano idealmente ai grandi filosofi della Grecia: lo studio rigoroso dei testi classici è concepito come un funzionale processo pratico degli uomini. 
Le lezioni degli antichi servivano da stimolo per una nuova sintesi filosofica, basata sulle risorse intellettuali e morali umane e sulla conoscenza scientifica.



Nel concetto di Rinascimento quindi emerge con maggior forza l'idea secondo cui la cultura classica si offre come stile di vita e si diffonde per raggiungere la società civile.



Il Rinascimento per avendo sempre come centro l'Italia si irradia anche in Europa come in Francia, nei Paesi Bassi e in Germania. Proprio in Germania si sviluppa un componente fondamentale della rinascita spirituale dell'età moderna ossi la Riforma protestante.



Con l'Umanesimo si verifica una vera e propria riscoperta di Platone, cui le opere vengono conosciute grazie alla traduzione in latino. 



Nella disputa tra platonici e aristotelici si evidenzia la contrapposizione tra due diversi orientamenti culturali: ➦

-se i platonici sono interessati sopratutto a una rinascita spirituale e religiosa e vedono il platonismo l'espressione più altra della religiosità antica, 
-gli aristotelici trovano nei testi di Aristotele uno stimolo per l'approfondimento della ricerca razionale e naturalistica.
I centri geografici di queste corresti sono: Firenze per il platonismo e Padova per l'aristotelismo.






Umanesimo

L'Umanesimo è l'espressione con coi si suole designare la cultura del Quattrocento e ha il suo fulcro geografico nelle fiorentine città italiane, in particolare Firenze.


A Firenze sorge una delle più importanti istituzioni culturali dell'epoca, l'Accademia platonica, che annovera tra i suoi membri personalità di primo piano.



Il termine "Umanesimo" è usato per la rima volta nell'Ottocento e allude a due concetti strettamente intrecciati tra loro:



-in primo luogo designa la centralità che viene ad assumere in questo periodo la riflessione sull'uomo, considerato signore incontrastato della propria vita, ormai disancorata dalla tutela ecclesiastica e religiosa;



-in secondo luogo indica il nuovo indirizzo degli studi, che ora si orienta verso le humanae litterae e non più verso la "scienza divina" (la teologia).



L'interesse filosofico segna una netta differenza del nuovo approccio umanistico rispetto a quello del chierico medievale, al quanto non interessava il recupero del documento nella sua veste originaria quanto l'utilizzo del suo contenuto allo scopo di trovare una conferma alla propria dottrina o fede.



Gli umanisti mirano a ripristinare il testo nella sua forma originale, attraverso il puntiglioso confronto delle diverse redazioni esistenti e l'intelligente interpretazione del pensiero degli autori antichi, alla ricerca di ciò che avevano veramente detto Platone e Aristotele, Virgilio e Cicerone.



Con l'Umanesimo la filosofia diventa una scienza vera e propria accurata e precisa, e grazie ad essa si diffonde in Europa la conoscenza delle lingue greca e latina.

Il latino diventa la lingua officiale della nuovo Europa.
La diffusione del latino come lingua della comunicazione filosofica e letteraria deve essere apprezzata in quanto viene a costruire un formidabile mezzo per la circolazione delle nuove idee umanistiche e scientifiche tra i dotti europei.

La lingua latina cederà poi il passo alle lingue volgari, che rappresentano un momento di allargamento della cultura  ai ceti borghesi e mercantili.

domenica 14 ottobre 2018

Umanesimo e Rinascimento

  • L'Umanesimo inizia all'incirca nel Quattrocento, più precisamente nel 1492, anno della scoperta dell'America.
  • Il fenomeno dell'Umanesimo propone il ritorno al mondo classico per ridare vita a una cultura che collocava al centro dei propri interessi l'uomo, la sua dignità e la sua libertà.
  • Questo progetto segue nel Cinquecento e inizia ad ampliarsi in tutti i campi (arte, filosofia, ricerca sulla natura, nuove tecniche)e si diffonde in Europa, dove assume il nome di Rinascimento.
  • Umanesimo e Rinascimento sono due grandi eventi che affermano la centralità dell'uomo nel cosmo; una centralità che va a sostituire il ruolo che nel Medioevo aveva occupato Dio. 
  • Ciò non significa che i nuovi intellettuali siano atei o miscredenti ma la loro religiosità si caratterizza per valorizzazione della dignità dell'uomo, considerato artefice del proprio destino, ovvero padrone e responsabile della propria vita.


martedì 25 settembre 2018

Blade Runner (1982)

Blade Runner è un film americano di genere fantascienza e azione uscito nel 1982, ispirato dal romanzo del 1962 chiamato "Il cacciatore di androidi" di Philip K. Dick.
E' stato diretto da Ridley Scott, con Harrison Ford e Rutger Hauer.


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Questo film illustra una Los Angeles nel 2019, in un futuro tecnologico caratterizzato dalla decadenza urbana e sociale. Il detective Rick Deckard (Harrison Ford), un poliziotto specializzato nella caccia di androidi, viene incaricato di trovare e uccidere 5 replicanti che sono fuggiti sulla Terra.
Questi replicanti hanno le stesse sembianze dell'uomo, vengono abitualmente fabbricati e utilizzati come forza lavoro nelle colonie extra-terrestri. I cyborg che si danno alla fuga o tornano illegalmente sulla Terra vengono cacciati e "ritirati dal servizio", cioè eliminati fiscalmente, da agenti speciali chiamati blade runner.
La trama ruota attorno a un gruppo di androidi recentemente evasi e nascosti a Los Angeles, e al poliziotto Deckard, ormai fuori servizio ma che accetta un'ultima missione per dare loro la caccia.
Mentre Deckard è all'inseguimento dei replicanti è attratto da una donna misteriosa (Sean Young) che potrebbe far vacillare le sue certezze.


Blade Runner è universalmente riconosciuto come l'opera di genere science-fiction tra le più importante del XX secolo. 

Il film ha avuto una grande impatto sulla società e sull'immaginario collettivo per la sua rappresentazione futuristica di un mondo distopico post-apocalittico.